Veyra: intervista sul nuovo singolo “I don’t care”


Con “I don’t care”, Veyra trasforma una delusione sentimentale in un atto di consapevolezza. Il singolo nasce da un’esperienza reale e racconta, senza filtri, il momento in cui si sceglie di prendere le distanze da dinamiche relazionali ambigue, mettendo al centro lucidità e rispetto di sé.

Ambientato in un locale notturno, tra luci e adrenalina, il brano restituisce un’immagine intensa e contemporanea del tradimento, inteso non solo come episodio personale ma come riflesso di rapporti spesso poco chiari. “I don’t care” è un pezzo diretto, che non cerca giustificazioni ma afferma una presa di posizione netta.

In questa intervista, Veyra racconta l’evoluzione del suo percorso musicale, il significato del singolo e le prossime tappe di una ricerca artistica sempre più personale e sperimentale.

Come e quando nasce la tua passione per la musica e in che modo è maturata dagli esordi a 15 anni fino ad oggi?
La passione per la musica l’ho sempre avuta, fin da quando ero bambina. A 15 anni ha iniziato a prendere una forma più concreta: il canto e la scrittura sono diventati un modo consapevole per esprimermi e raccontare ciò che vivevo. Con il tempo il mio percorso si è evoluto, passando da un approccio più istintivo a uno più strutturato, grazie allo studio, alla sperimentazione e all’interesse per la produzione e la tecnologia. Oggi la musica rappresenta per me un progetto artistico definito, in cui identità, suono e ricerca convivono e continuano a crescere.

In "I don't care" esplori il tema della disillusione: qual è il messaggio che vuoi trasmettere e cerchi in qualche modo di dare voce alle contraddizioni della tua generazione?
I Don’t Care nasce da un’esperienza molto concreta: ho scoperto che la persona con cui stavo parlando era fidanzata e questo mi ha profondamente delusa. Non mi riconosco in questo tipo di dinamiche e non mi piacciono le persone che giocano su più piani senza essere sincere. Il messaggio del brano è proprio questo: prendere le distanze, tutelare se stessi e scegliere la lucidità invece di giustificare comportamenti che non rispecchiano i propri valori. In questo senso credo che il brano possa parlare anche a chi, nella mia generazione, si ritrova spesso a fare i conti con relazioni poco chiare.

Il tuo ultimo singolo racconta un "tradimento" adrenalinico in un locale: da dove nasce l'esigenza di ambientare la canzone in questo scenario?
L’ambientazione nasce in modo naturale dall’esperienza che ha ispirato il brano. Il locale rappresenta un luogo ad alta intensità emotiva, dove tutto è più veloce, confuso e amplificato: luci, musica, sguardi. Era lo scenario ideale per raccontare quella sensazione di adrenalina e disillusione insieme, e per rendere visivamente e sonoramente il momento in cui certe verità emergono tutte in una volta.

Se dovessi descrivere "I don't care" con un solo aggettivo, sceglieresti "ambiguo" come le relazioni contemporanee che descrivi o qualcos'altro?
Direi diretta. I Don’t Care è un brano che racconta chiaramente le mie emozioni di fronte a una delusione: non c’è spazio per giustificare comportamenti che non condivido, c’è solo lucidità e presa di distanza. Proprio come certe situazioni nelle relazioni contemporanee, il pezzo esprime ciò che senti senza filtri, con onestà e autenticità.

Cosa puoi anticiparci riguardo i tuoi prossimi impegni? Vedremo presto un video ufficiale o delle performance live basate sulle tue produzioni sperimentali?
Al momento sto concentrandomi sulla scrittura e sulla produzione dei nuovi brani, cercando di esplorare sonorità sempre più personali e sperimentali. Posso anticipare che ci saranno delle novità sia in termini di musica che di contenuti visivi, ma per ora non voglio svelare troppo: l’idea è costruire un percorso coerente che possa sorprendere chi ascolta.
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