Ci sono voci che non si limitano a cantare, ma aprono spazi di accoglienza e comprensione per chi si sente costantemente fuori tempo, o fuori posto. Titta è un'artista autenticamente multidisciplinare: attrice, formatrice teatrale, esperta in artiterapie e interprete mossa da un viscerale amore per il musical, inteso come il luogo in cui ogni linguaggio si mette al servizio dell'emozione pura. Una ricerca che l'ha portata a essere portavoce del potere terapeutico dell'arte fino alla Camera dei Deputati.
Titta è tornata con "Cronika", un singolo elegantemente "psico-punk" e magnetico, nato per dare voce alla battaglia silenziosa contro il burnout e la stanchezza invisibile, in una società che normalizza solo la performance costante. Il brano è il primo, intensissimo tassello del suo più ampio progetto discografico e narrativo: "FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate". Su Dafne Magazine abbiamo incontrato Titta per una chiacchierata intima e senza filtri sulla necessità di fare pace con il proprio buio, sul valore politico della vulnerabilità e sul filo invisibile che unisce le stelle della sua personalissima costellazione.
Credo che la scintilla sia nata molto prima che decidessi di fare questo mestiere. Il primo ricordo davvero forte che ho della musica risale a quando, da bambina, cantai per la prima volta da solista nel coro della chiesa. Ricordo la sensazione della mia voce che riempiva quello spazio così grande, così bello, quasi sospeso. Mi sembrava di volare. Ma soprattutto ricordo il silenzio: per la prima volta avevo la sensazione che qualcuno stesse davvero ascoltando quello che avevo da raccontare.
Da quel momento ho capito che, per me, cantare non significava soltanto eseguire una melodia. Significava creare una connessione.
Il teatro è arrivato poco dopo e, in realtà, non ho mai vissuto queste discipline come percorsi separati. La musica dà voce alle emozioni, il teatro dà loro un corpo, le artiterapie mi hanno insegnato ad ascoltarle senza giudicarle. Ancora oggi il mio modo di scrivere nasce proprio da questo incontro: ogni canzone è già una piccola scena teatrale, ogni videoclip è pensato come un racconto e ogni concerto come un'esperienza da vivere insieme al pubblico.
Se però dovessi dire dove tutto questo trova la sua forma più completa, risponderei senza esitazione: il musical. È il mio più grande amore, perché lì musica, recitazione, parola e movimento non competono tra loro, ma collaborano per raccontare la stessa storia. È il luogo in cui ogni linguaggio si mette al servizio dell'emozione, e credo che non esista forma d'arte più potente.
Forse è anche per questo che scrivo le mie canzoni come se fossero piccoli atti teatrali. Ogni brano, per me, è una scena di qualcosa di più grande. Il mio sogno, un giorno, è riuscire a scrivere un musical originale che contenga la mia musica e il mio modo di raccontare il mondo. Sarebbe il punto d'incontro perfetto tra tutte le anime artistiche che porto con me.
Forse è questo il filo che unisce tutto quello che faccio: non cerco un palco da cui essere vista, ma uno spazio in cui le persone possano sentirsi viste.
Il messaggio che vorrei lasciare è molto semplice: non voglio insegnare alle persone a diventare più forti. Vorrei che smettessero di sentirsi sbagliate, forse perché lo desidero per me, in primis.
Viviamo in una società che ci spinge continuamente a correggerci, a essere più efficienti, più produttivi, più performanti. Se siamo troppo sensibili, troppo lenti, troppo emotivi o semplicemente diversi, spesso finiamo per pensare che il problema siamo noi.
Io non credo sia così, o meglio, non voglio crederlo. Credo che molte delle nostre fragilità non siano difetti da nascondere, ma parti della nostra identità che meritano di essere ascoltate. È proprio da questa convinzione che nasce FUORI ASSE: dall'idea che non dobbiamo raddrizzarci per forza per avere valore.
Nel mio percorso, sia come artista, sia come formatrice, che come arteterapeuta, ho visto tante persone cambiare non perché qualcuno abbia dato loro una risposta, ma perché si sono sentite finalmente viste. Per me questo è il potere dell'arte: non guarire, ma creare uno spazio in cui possiamo riconoscerci e sentirci meno soli.
E già che l’avete citata, è stato un grande onore poter portare questa riflessione anche alla Camera dei Deputati, parlando dell'importanza delle arti nei contesti ospedalieri e di cura. Un'esperienza che porterò sempre nel cuore e per la quale ringrazio l'Associazione La Voce di Calliope APS, che mi ha dato la possibilità di esserne portavoce e di condividere una visione dell’arte in cui credo profondamente.
Tornando alla mia musica, vorrei che chi la ascolta potesse tornare a casa con un pensiero semplice:
"Posso essere fragile senza essere sbagliato. Posso essere fuori asse senza essere fuori posto."
Perché la mia forza non è nata quando ho smesso di essere fragile. È nata quando ho smesso di vergognarmene.
Perché non sogno una società in cui nessuno sia fragile. Sogno una società in cui la fragilità smetta di essere un motivo di vergogna e diventi, finalmente, parte della nostra umanità e riconosciuta per quello che realmente è: fonte di arricchimento reciproco.
Una costellazione non è bella quando tutte le stelle sono uguali. È bella proprio perché ogni stella brilla secondo la propria inclinazione.
Mentre rispondo a questa domanda sono seduta sul divano con Gina, il mio cane, che dorme acciambellata accanto a me. Tra qualche ora dovrei andare alla festa di laurea della mia insegnante di canto (che, auguri a lei, è diventata anche logopedista) ma per raggiungerla dovrei guidare quasi un'ora e mezza e, sinceramente, non so ancora se me la sentirò.
La parte più difficile, però, non è decidere se andare oppure no. È tutto quello che succede nella mia testa. Mi sento in colpa. Mi chiedo cosa penseranno gli altri. Se sembrerò pigra, esagerata, poco presente. Perché quando convivi con una condizione cronica invisibile, spesso non è la stanchezza a pesare di più. È il bisogno continuo di doverla giustificare.
Stamattina ho avuto gli imbianchini in casa, poi una seduta dalla mia riflessologa che, come dico sempre scherzando, "mi rimette al mondo". E adesso sono semplicemente esausta. Il mio corpo mi sta chiedendo di fermarsi. La mia testa, invece, continua a ripetermi che dovrei fare uno sforzo.
Ed è proprio questo il punto.
Come può essere normale tutto questo nella vita di una persona? Eppure, nella società in cui viviamo, sembra che non lo sia. Se non hai una ferita visibile, se non hai un gesso o una diagnosi che gli altri possono leggere sul tuo volto, allora la tua fatica sembra dover essere sempre spiegata, giustificata, quasi dimostrata.
Ecco... CRONIKA è nata esattamente qui.
È nata in quello spazio sottilissimo in cui il corpo dice una cosa e il mondo sembra pretenderne un'altra.
I primi tempi (mesi, forse qualche anno) ho pensato che bastasse stringere i denti, organizzarmi meglio, essere più forte. Poi ho capito che il problema non era la mia volontà. Era il fatto che continuavo a giudicare il mio corpo con il metro di una società che considera normale solo ciò che riesce a vedere.
Scrivere questa canzone è stato il mio modo di smettere di combattere contro me stessa (spero). Non volevo raccontare la stanchezza cronica come una sconfitta, anche se a volte è così che la vivo. Volevo raccontare il momento in cui smetti di chiedere scusa per come stai e inizi ad ascoltarti davvero, perché quella è una piccola vittoria ogni volta.
Forse è proprio questo il motivo per cui CRONIKA riesce a essere così diretta. Perché non nasce da una teoria. Nasce da una giornata come questa.
Una di quelle giornate in cui, per molti, sei semplicemente "un po' stanca". Ma dentro di te sai che stai combattendo una battaglia silenziosa che nessuno può vedere. E forse è proprio per questo che ho sentito il bisogno di trasformarla in una canzone: perché, almeno per tre minuti, chi vive quella stessa battaglia possa sentirsi finalmente visto, accolto e forse (con un briciolo di presunzione) compreso.
Se dovessi descrivere CRONIKA con una sola parola direi: stellata.
Perché una notte stellata non è una notte senza buio. È una notte in cui il buio e la luce imparano a convivere.
Credo che CRONIKA racconti esattamente questo. Per tanto tempo ho vissuto la mia stanchezza cercando di combatterla, nasconderla, correggerla. Pensavo che ascoltare il mio corpo significasse arrendermi. Poi ho capito che continuare a fargli la guerra mi stava consumando molto più della stanchezza stessa.
CRONIKA nasce da una riconciliazione. Non con il dolore in sé, ma con la consapevolezza che alcune parti di noi non chiedono di essere sconfitte. Chiedono di essere ascoltate.
Anche il videoclip racconta questo passaggio. La figura che interpreta Cronika è elegante, magnetica, quasi seducente. Non è un mostro da distruggere, ma una presenza con cui imparare a convivere senza lasciarle decidere chi siamo. Per questo abbiamo scelto un'estetica psico-punk, gotica ed elegantemente disturbante: volevo che il pubblico si sentisse attratto e, allo stesso tempo, profondamente a disagio. Esattamente come succede con alcune fragilità: ti seducono, ti svuotano, ma non per questo devono definire la tua identità.
Forse la vera forza non è eliminare tutto ciò che ci fa male. È imparare a vivere una vita piena anche quando quel dolore continua, in qualche modo, a camminarci accanto.
Ed è per questo che la definisco stellata. Perché non racconta un cielo senza buio. Racconta un cielo che ha imparato a brillare insieme alle proprie ombre.
Perché anche le stelle non brillano nonostante il buio. Brillano nel buio. E forse è proprio lì che imparano a mostrarsi per quello che sono, secondo la propria inclinazione.
Ogni brano che uscirà nei prossimi mesi illuminerà una parte diversa dell'essere umano: parlerò di relazioni, neurodivergenza, inclusione, ansia, famiglia, amore per gli animali (Gina, mia fedele compagna a quattro zampe), lavoro artistico, sogni e amore. Temi molto diversi tra loro, ma uniti da una domanda comune: cosa succede quando smettiamo di rincorrere la perfezione e iniziamo ad abitare la nostra autenticità?
Per questo motivo FUORI ASSE non è stato pensato come una semplice raccolta di canzoni. Vorrei che fosse un vero percorso narrativo, in cui ogni brano, ogni videoclip, ogni immagine e ogni parola aggiungano un tassello alla stessa storia. Mi piace immaginarlo come una carta celeste: all'inizio si vedono solo stelle sparse, ma, man mano che il viaggio prosegue, ci si accorge che stanno disegnando una costellazione.
Il prossimo capitolo sarà Right Here, Right Now, una canzone completamente diversa da CRONIKA. Se CRONIKA raccontava la fatica di restare in piedi, Right Here, Right Now racconta il motivo per cui vale la pena farlo. È una canzone che parla dell'amore, ma soprattutto del coraggio di abitare il presente. Di smettere di vivere prigionieri del passato o in attesa del futuro e imparare a riconoscere la felicità mentre sta accadendo.
È questo che vorrei accadesse anche con FUORI ASSE: che, arrivati all'ultimo brano, ci si renda conto che nessuna delle stelle era fuori posto. Erano semplicemente in attesa che qualcuno imparasse a guardarle tutte insieme, perché una costellazione non nasce quando compare una nuova stella: nasce quando impariamo a vedere il filo invisibile che le unisce.

