Oltre le parole: la melodia dell'empatia nel nuovo singolo "Carezza"


Dalle aule del Conservatorio di Torino alle lezioni con i suoi allievi più piccoli, la musica per questa artista è sempre stata una necessità vitale, l'unico strumento capace di dare voce alle sfumature più profonde dell'anima. In questa intervista esclusiva per Dafne Magazine, ci racconta la nascita del suo ultimo singolo, "Carezza": un brano intenso e suggestivo che trae ispirazione dal legame speciale con un suo allievo e che invita a riscoprire il valore dei micro-gesti, degli sguardi e di quell'intesa silenziosa che non ha bisogno di parole per comunicare. Un viaggio intimo tra determinazione, rinascite creative e la costante ricerca di una luce capace di squarciare anche le giornate più grigie.

La tua passione per la musica nasce nell'infanzia tra pop e musica classica. Come e quando è maturata negli anni e qual è stato il momento esatto in cui hai capito che sarebbe diventata il tuo mestiere?
La necessità di sfogare la mia creatività anche attraverso la musica si è tradotta nell’inizio dello studio pianistico, un’attività preziosa in un ambiente culturale meno vario rispetto ad una grande città, dopo che la mia famiglia si era trasferita in provincia di Biella. A Torino sono poi ritornata per studiare in Conservatorio. Quando ho capito che la musica sarebbe diventata il mio mestiere? Non ricordo il momento esatto, ma circa a dieci anni di età ho iniziato a sentire che la voce e lo strumento che stavo imparando a suonare, il pianoforte, mi permettevano di esprimere tutto quello che avevo dentro di me. E che proprio fare uscire attraverso la musica ciò che provavo sarebbe stato il mio mestiere.

Con "Carezza" parli di intesa silenziosa e micro-gesti. Quale messaggio particolare vuoi trasmettere con la tua musica a chi ti ascolta in una giornata di pioggia o in un momento di fragilità?
Il grigio è l’insieme di tutti i colori. Da una situazione plumbea, apparentemente immobile, può nascere una creatività inaspettata, che rimescola tutto e riporta fuori la moltitudine di sfumature colorate. La voce è il nostro strumento ed è anche quello che ci rispecchia e ci mette a nudo, perché esterna ciò che siamo, se la lasciamo veramente libera di fluire, come succede quando si interpreta intensamente una canzone.
A volte però le parole pronunciate possono essere superflue. Perché possono essere fraintese, perché vengono pronunciate per nascondere i sentimenti, oppure li portano all’estremo. Pensate ad un bambino: non è con lunghi discorsi che gli si insegna qualcosa, che gli si può essere d’esempio. Basta uno sguardo, un abbraccio, un movimento, per essere compresi e comunicare. Questo lo vivo sempre con i miei allievi più piccoli. La vera empatia è quella che non ha bisogno di parole, ma di comunicazione semplice. Una carezza la si può dare persino con gli occhi, a volte. Ecco cosa vuole trasmettere la mia canzone a chi la ascolta: dialogare profondamente con chi prova affetto autentico, anche senza parole. In questo modo si impara anche a dialogare autenticamente con sé stessi, ad accettarsi ed anche a volersi bene davvero.

Parliamo del tuo ultimo singolo: da cosa nasce questa canzone, di cosa parla e in che modo l'esperienza del tuo allievo ha ispirato il brano?
“Carezza” è nata da un gioco che spesso propongo agli allievi: creare ritmi ed anche semplici melodie. Il mio allievo non vedente, che seguiva un percorso di attività musicale non pianistica, mi aveva infatti proposto di realizzare una melodia sul suo rapporto di fratello adolescente con la sorella, di qualche anno più grande. Prima il ritmo, poi una piccola linea melodica, poi una bozza di testo. Nel tempo, riflettendo su quanto sia importante un gesto semplice per riportare l’armonia, quella melodia si è sviluppata man mano. Da quell’improvvisazione avevo iniziato a riflettere: a volte le parole sono superflue, come dicevo prima.

Se dovessi descrivere questo brano con un solo aggettivo che rappresenti la sua "dolcezza determinata", quale sarebbe e perché?
Penso che “intenso” sia l’aggettivo più adatto. Quello che oggi si percepisce come determinazione, nella mia voce, è il frutto di un lavoro lungo e paziente su me stessa. Scaturita da rabbia, dolore, sofferenza, che si sono mescolati con affetto, sensibilità e calma. Un vissuto pesante, che ha mescolato e confuso tutti i colori nel grigio indefinito che era in attesa di rinascere, appunto, attraverso la dolcezza che ha ripreso spazio, unita ed affiancata alla determinazione.

Nel videoclip, la giornata grigia lascia spazio a una parentesi di luce. Ci anticipi qualcosa riguardo i tuoi prossimi impegni e come si evolverà questo immaginario nei tuoi progetti futuri?
Vorrei che a “Carezza” potessero seguire altre canzoni pubblicate. Ed un sogno nel cassetto che ho da tempo sarebbe quello di creare spettacoli che uniscano musica e teatro per immergersi in temi sui quali riflettere ed anche sorridere, con un po’ di ironia. Da bambina restavo incantata davanti ai lunghi spettacoli di cabaret. Sarebbe bene che tornasse attuale, questo tipo di spettacolo. Nel frattempo, proseguo con gli spettacoli programmati dalla compagnia teatrale della quale faccio parte (Storie di Piazza), Per il momento non ho impegni specifici a lungo termine: si possono fissare delle tappe per un cammino, ma non se ne può prevedere l’esatto svolgimento. Il “grigio” indefinito dal quale possono nascere infinite possibilità è anche questo, fa parte dell’attività di ogni artista.


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