In questa intervista per Dafne Magazine, l’artista racconta il suo rapporto con la scrittura, il valore dei silenzi e il momento in cui un’emozione trova finalmente la sua forma definitiva.
Come hai lavorato sul testo per mantenere un equilibrio tra semplicità e profondità?
La mia scrittura é molto istintiva, quasi come un flusso di coscienza.
Capirai é nata nel giro di 10 minuti, quasi come se fosse già scritta in una parte di me.
C’è un verso che senti particolarmente tuo e che ti rappresenta più di altri?
“Scusa forse non te l’ho mai detto, tra le nuvole a volte mi ci perdo, e nell’alba forse si ci affonderei, solitudine dentro agli occhi miei”
Tendo spesso a isolarmi nel mio mondo, a perdermi tra i sogni e le piccole cose, a sentirmi sola in mezzo ai tanti sguardi.
Quanto tempo richiede per te trasformare un’emozione in parole cantabili?
Penso che non sia importante in quanto tempo scrivi una strofa, ma quanto intensamente hai vissuto prima di scriverla.
I silenzi del brano sono stati scritti o lasciati accadere?
Questo brano resta volutamente sospeso tra i silenzi, evidenziando la necessità, a volte, del vuoto.
Quando capisci che un testo è “finito”?
Arrivi a un punto dove senti che tutto ciò che avevi dentro ha trovato il suo posto, in quel momento senti la necessità di “congelare” quel frammento di vita in quel brano

